Non ho voglia d’essere lucida, stasera. Non ho voglia di essere fredda, né razionale, né sensata. Questo non è, non sarà, un intervento politically correct. Tanto più che non sono neanche nel mio blog, ma in quello di un’amica, una sorella, in ogni caso una persona importante. Asia è una di quelle persone che diventano automaticamente importanti non appena le conosci e lo restano, nel bene e nel male, per sempre. Non la puoi negare, non la puoi cancellare o dimenticare. Che ci sia sintonia o contrasto, che si vada d’accordo o meno, lei resta importante per il solo fatto di esistere, di far parte della propria vita. Se poi l’hai sfiorata, toccata, una sola volta, non hai più scampo. Mi rivolgo a chi conosce Asia da poco, magari da qualche mese, ed è rimasto affascinato da lei, dai suoi modi, dalle sue parole, così ricche di pelle, di cuore, di sangue. Voi non lo sapete, ma questo blog era il centro di qualcosa di grande. E se adesso quella piazzetta fosse stata ancora viva, pulsante, avreste conosciuto e fatto parte di un mondo dove mai più, di fronte a qualsiasi problema, vi sareste sentiti soli. Avreste letto i suoi post e poi, aprendo la finestra dei commenti, avreste trovato me, Niobe, Maya, Bruce, Abreast, Carlos, Caravaggio, Iannox, Aria, Giuliano, Emerson, Scuro, Pixeleen, Maix, e altri ancora. Avreste fatto parte di un gruppo dove ognuno portava se stesso, i propri sentimenti e i propri pensieri, per l’unico semplice desiderio di condividerli, di offrire o cercare un sostegno, una condivisione, un bacio sincero. E lo avreste poi ritrovato su tutti gli altri blog. Lo dico a voi, Menete, Umore nero, Marwa, Freesia, Dubbing, utenti anatomici vari, e quanti altri seguite oggi questo blog. Io sono colpevole. Non m’importa quanto lo sono stati gli altri, io lo sono. Se fossimo capaci di dirlo tutti, allora qualcosa cambierebbe. Già rinunciare a qualcosa e lasciar qui un pensiero, sarebbe un passo avanti.
Stasera ho voglia di essere triste, un po’ confusa, con il desiderio di lasciar scorrere i pensieri senza preoccuparmi troppo. Non solo. Ho voglia di estendere questa sensazione a tutti voi, vecchi e nuovi lettori de “Il corpo e il cuore di Lisa”, di trasmettervi questa tristezza, questo malinconico senso di vuoto che sento, dentro, in un piccolo importante angolo del cuore. Nella speranza di non sentir dire a nessuno che tanto questo è “solo un blog”.
Certo, c’è la vita reale fuori di qui. Lo sappiamo tutti, la viviamo tutti, volenti o nolenti. Certo, ci sono le cose da fare, quelle da vedere, da sentire, da toccare, da vivere. Ma tra tutte queste cose c’è anche lui, il diario, il blog, il sito o come volete chiamarlo. Ci sono i titoli e le parole, i post e i commenti, i giorni che passano e le tante voci, quelle di dentro, quelle di fuori. No, non è un gioco, e nemmeno qualcosa cui dare importanza secondo il momento, l’umore. Il proprio. Che non è bello, quando qualcuno si stanca, sentirlo sostenere che i blog sono una stronzata, che c’è la vita reale e che si da troppa importanza al virtuale. Non saremmo qui, noi tutti, se non fosse importante. Non è solo la cosa più importante a poter essere definita importante. Lo sono tante cose, importanti. Più o meno, senza dover fare una classifica. Questi diari, e noi che li scriviamo, li leggiamo, li commentiamo, sono importanti. Quanto lo decidiamo noi, ogni volta che accendiamo il modem. Lo ripeto, diversamente non saremmo qui.
C’è stato un tempo, lontano, in cui questo blog, questa pagina, pure se con un link più lungo, era il centro di qualcosa d’importante. Intorno a questo blog, e ad Asia, s’era creata suo malgrado una piccola comunità. Una comunità che poi aveva dato i suoi frutti, espandendosi ognuna per proprio conto ma sempre come rami di uno stesso albero. Asia non era, non è, leader per desiderio, o per vocazione. Ha vissuto questa condizione spesso rifiutandola, ancor più spesso senza comprenderla, negandola e spesso sorprendendosi, quando le veniva rivelata. Il suo è un merito che lei stessa non vuole riconoscere, non per presunzione, ma per reale stupore. Intorno a lei abbiamo vissuto, molti di noi, la primavera e l’estate del blog. Abbiamo condiviso i segreti, i momenti importanti, i crolli, le rinascite, la gioia allegra di prenderci in giro. Poi, purtroppo è arrivato l’autunno e adesso che vedo approssimarsi l’inverno sono triste, malinconica, nostalgica. Vorrei lo foste anche voi e non per egoismo, credetemi, e nemmeno per una distorta idea di mal comune mezzo gaudio.
Vorrei foste tristi anche voi perché ciò che abbiamo perso è stato importante e questa impotenza, questa sottile infelicità che tutti sentiamo ci porterà fino in fondo, fino alla fine, fino a disintegrarci. E non faremo nulla, lo so. Nessuno di noi farà nulla. Per pigrizia, per orgoglio, per alterigia, per stupidi motivi, insomma. Sarebbe facile adesso pensare che, se così sarà, allora vorrà dire che non era poi così importante. Ma sarà una bugia, lo sappiamo bene tutti. Tutti noi.
Il gruppo Excite, la colonia romana che si estendeva fino a Milano e Torino. Ci sentivamo molto meno soli di oggi, avevamo le nostre piccole certezze virtuali, i nostri punti cardinali, sapevamo orientarci, in questo mare sconosciuto. Non c’era quesito, problema, sensazione, che non coinvolgeva subito tutti. Consigli, critiche, semplici ma graditissimi baci e abbracci. C’era il desiderio di leggere il post ma non solo, anche i commenti di tutti gli altri. Si rispondeva al blogger ma anche agli altri commentatori. Nascevano fazioni, i pro e i contro, colpevolisti e innocentisti, quelli che invitavano all’azione e quelli che auspicavano l’attesa. E poi, scherzo beffardo, c’era la vita reale che s’intrecciava a quella virtuale. C’erano le amicizie che lasciavano il web per incontrare la pelle. C’erano gli amori, quelli veri. Abbiamo condiviso momenti reali importanti, fondamentali, alla faccia di chi dice che il web, ragazzi, “non è vero niente”. Come se le lauree di Asia e Caravaggio non fossero stati eventi reali, importanti, vissuti da tutti, chi fisicamente chi virtualmente, o il matrimonio di Aria, il mio primo libro. Ci sono stati i fidanzamenti, le rotture, le amicizie. C’è stata la vita, che scorreva tra le pagine e per le strade.
Oggi tutto questo non c’è più, e lo dico oggi, benché avverta questa sensazione da tanto tempo, ed Asia e Niobe in particolar modo, lo sanno benissimo, per via del post di Asia. Lei, che come ripeto era il centro di quel mondo, il tronco, la base, con le sue parole ha certificato il coma. Non la morte, non ancora, giacché tra le sue parole io leggo il desiderio celato che non accada. Però la presa d’atto si, ora c’è, ufficiale, scritta.
È stata l’apatia, l’indolenza, il disinteresse a spopolare la nostra piazzetta, il nostro muretto, dove ci trovavamo ogni sera, tutti, per raccontarci il corpo e il cuore, o solo le aspettative disattese? Perché non è durato, perché non siamo stati capaci di difendere ciò che era nostro e prezioso anzi, abbiamo fatto tutti in modo che si disgregasse? Tutti nessuno escluso.
Romantica. Forse sono solo un’inguaribile romantica, o una stupida, o un’illusa. Forse sto parlando di qualcosa che ho visto e sentito solo io, forse alcuni di voi non sanno nemmeno di cosa sto parlando. Se lo sono è perché ho creduto, ho creduto davvero. In noi, in quella piazzetta e in quel gruppo. Io per prima ho smesso di farlo. Non avrei dovuto, o forse non sono stata capace di fare altro. Ma adesso me ne pento, con tutto il cuore, e mi dico “colpevole” per la mia parte, senza possibilità d’appello.
Qualcuno, probabilmente, riderà di queste parole, di queste righe, sebbene scriverle mi sia costato molto, perché ha significato rivivere momenti densi, vivi, dove si poteva trascorrere una notte insieme a parlar di tutto come si faceva da adolescenti, e allora mi rivolgo a voi, nuovi lettori di questo blog.
Tutto questo non c’è più e noi, sappiatelo e condannateci, non stiamo intorno al moribondo cercando di trovare il modo di salvarlo. No. Stiamo ancora qui a chiederci di chi è stata la colpa, chi ha somministrato la medicina sbagliata, per sentirci sollevati dalla responsabilità. Invece potremmo ancora salvarlo.
Grazie Lisa.
Titty
