Stanotte ho ascoltato una favola:

Le donne come me non sanno stare sole, pensavo questo stanotte.
E' un bisogno continuo, una ricerca spassionata di amore, conferme, affetto, attrazione.
O forse, più semplicemente, è il bisogno di occupare la mente e il cuore.
Il bisogno di avere qualcuno a cui pensare, a cui scrivere e telefonare, a cui chiedere, ogni tanto, quel calore maschile che manca.
E allora più che un bisogno fisico di amare, è forse più quello mentale, di occupare quel vuoto dentro che persiste fino a nuovo amore.
Ne sono convinta, non si dimentica mai un uomo passato fino a quando non ne incontriamo uno (che crediamo) "migliore", non siamo disposte a cancellare tutto, restiamo aggrappate, almeno con i pensieri, a quello che è stato, fino a quando "un bel principe" ci viene a risvegliare dal nostro torpore. Solo allora potremmo sciogliere quei nodi e sentirci libere ancora, di dedicare pensieri nuovi, libere di accogliere in noi un corpo "nuovo" da adorare.
Non prima però, non senza di lui, da sole non è possibile; sono sempre più convinta che la natura femminile è fatta così.
Al contrario dell'altra metà, siamo molto meno disposte a restare, non sole "fisicamente", ma "vuote dentro".
Abbiamo sempre bisogno di un punto in cui guardare, anche quando sappiamo benissimo che sarà una strada che non porterà a nulla, nulla su cui poter contare davvero, almeno.
E questo vale almeno per me, che non sono affatto brava a camminare da sola.
E' quello che chiamo "il gioco delle liane",
Aggrappata ad una liana non mi lancio, non salto, se non ne vedo un'altra accanto a me, pronta a sorreggermi, questo perchè non voglio cadere nel "vuoto totale", il buio, il nero che mi fa così paura.
E poco importa se la "liana" non è resistente, se non è non è vero amore, poco importa se quello che ho vissuto il giorno prima è stato solo attrazione.
Il guaio è che, quando NON si è innamorate, è difficile scegliere e "abbandonarsi" ad una sola liana, il sentimento provato non è abbastanza forte, la liana non è robusta ma logora e lo sappiamo bene, e allora ecco che i punti aumentano, ci guardiamo intorno nella speranza di trovare una direzione, le liane a cui potersi aggrappare in realtà sono più di una, e perchè bisogna sentirsi in dovere di scegliere?
Prima credevo fosse giusto prima di tutto per me stessa perchè concedermi in questo modo mi avrebbe fatto male, al mio cuore, al mio corpo. Allora sceglievo, mio malgrado, un solo uomo che potesse sembrare (almeno) un amore.
Oggi no, le cose forse son cambiate, è forse per questo che ho sentito il bisogno di scriverlo, di metterlo nero su "bianco".
Oggi non sento alcun bisogno di fare una scelta, oggi vivo quello che viene.
E non importa se non sono solo due mani a toccarmi, non ho nulla di forte dentro, nulla di "forte talmente da..."
Mi è stato detto più volte che volo come una farfalla di fiore in fiore.
Che su me per prima non si può fare affidamento,
perchè amo con la facilità con cui poi subito dopo sparisco.
Una donna "facile", forse si, se ripenso a quanti uomini ho baciato,
a tutte le volte che ho chiuso gli occhi pensando di esserlo.
E, allo stesso tempo, una donna "difficile",
da capire, perfino per me.
Se avessi le ali, non avrei nemmeno bisogno delle liane per volare...
Lisa
Lisa un uomo che t’ama, che t’ammorbidisce ogni sera anima e cuore con tenerezze e parole che nessun altro avrebbe il coraggio di dire.
Paziente t’aspetta ed accetta nel letto i tuoi frequenti dinieghi, i tuoi slanci improvvisi dove divarichi il cuore come le gambe a cavalcioni sul sesso.
Mai rinunci alle sue mani forti e capienti che scacciano ansie e paure come mosche sul viso di un bimbo che dorme.
Mai rinunci alla sua voce comprensiva che più delle parole ti convince e tii rassicura come se causa non fosse mai esistita, come se effetto fosse un sonno tranquillo tra le sue braccia generose.
Lisa ricordane un altro che t’ha stregata in una notte di nuvole e pioggia a dirotto, che t’ha rapita fino alle prime ore dell’alba quando il bianco della luce scontornava il profilo dei tuoi seni ancora protesi.
Vi siete trovati sporgenti a riempirvi le bocche di respiri e saliva perché le parole fanno fatica quando il cuore che batte t’impedisce di parlare.
Non c’era la luna e ne avresti fatto comunque a meno quando non viene il minimo dubbio di rimandare a domani il piacere che senti e l’uomo accanto ti ha già rivoltata almeno due volte ed ancora ti cerca sfacciato dove altri nel tempo c’hanno impiegato sentimenti e raggiri.
Non dura che secondi, intensi frammenti di tempo reale che t’annaffiano il cuore e t’inondano di sangue le tempie come un ago che penetra una vena, un aereo che buca una nuvola dove ti bagni e t’anneghi prima che un buon senso qualsiasi ti venga in aiuto.
Ora c’è solo un ragazzo, un banale uomo totalmente diverso da quelli che ti riempiono i giorni. Lo guardi e ti chiedi se questo ragazzo che ti rivolge gentile parole non sia degno di destarti interesse.
Lo vedi che ringrazia il destino per averti incontrata e vorrebbe tuffarsi nei tuoi occhi che chiama profondi, che dice innocenti, che dice espressivi come se gli avessero già raccontato quella che sei.
A volte mi chiedo, Lisa, quante parole diciamo ogni giorno e quante, poche di queste, hanno un senso mentre le altre vanno a finire inutili come gocce nel mare.
Perché hanno soltanto un fine senza essere vere, perché sottintendono altro come se fossero sussurrate da dietro una duna che nasconde e mantiene segreti.
Così si chiudono gli occhi aspettando che un raggio di sole diventi umido e prenda la forma di labbra, che quella mano segua l’istinto smettendo di tremare.
Vorremmo dire senza pensare che questo è l’ ultimo giorno di sole, di mare, di spiaggia, e che da domani si riprende il lavoro. Un bacio che affonda la sua voglia sospettosa nei tuoi occhi spalancati, senza sapere che le sue dita, che ora s’incuneano tra le pieghe esperte che ogni giorno rassetti, sono solo gocce di sangue di una delle tante vene che………… t’annaffiano il cuore.
Menete
Sono un pò di giorni che "combatto" con i più elementari mezzi di comunicazione.
Frida
Avevo presente solo questo viso austero dipinto, mi ricordavo le sue sopracciglia foltissime e unite, ma non conoscevo affatto la sua storia.
Ieri sera per la prima volta il film, uno dei più belli che io abbia mai visto.
Frida è una piccola donna, affascinante e forte, forte nella sua menomazione alle gambe,
Accompagnata per gran parte degli anni vissuti da un busto di gesso, da un dolore lancinante alla spina dorsale e da una grande voglia di vivere, Frida è così forte, così gioiosa.
La sua vita è narrata dai suoi dipinti, autoritratti in gran parte, crudi a volte, come specchi sinceri di se stessa.
E il film è composto da bellissime immagini di lei, stesa sul letto, armata del cavalletto e del suo pennello, la sigaretta in bocca e una strana luce nei suoi occhi scuri mentre dipingeva la sua vita, gli stati d'animo più profondi.
Un film denso di dialoghi, di musica e colori, di arte, che attraversa come una lama la sofferenza della malattia, le mille e sfaccettate sfumature dell'amore e del sesso, la determinazione forte della bramata rivoluzione politica, la sottile linea che distingue Fedeltà e Lealtà nei sentimenti.
Musiche e balli spagnoli, colori sgarcianti fanno quindi da sottofondo a una donna Icona,
una pittrice comunista che lotta contro l'imperialismo, un'icona nella rivoluzione sessuale, Frida è bisessuale, promiscua, e vive la sua intimità come una forma d'arte ancora, corpi di donne lunghi e longilinei da ammirare e sfiorare.
Frida è legata però, allo stesso tempo, per la vita intera ad un amore grande, un uomo grosso e brutto, carismatico e infedele, un artista anche lui.
Diego Rivera
"Dovremmo sposarci lo sai,
"Cosa"
"Il fatto è che ci sono buone probabilità che siamo nati l'uno per l'altra, quindi dobbiamo sposarci"
"Ma tu non credi nel matrimonio"
"Certo che ci credo, ho già avuto due mogli"
"Esatto...non sai essere leale con una sola donna"
"Leale si...fedele, no, purtroppo sono fisiologicamente incapace di fedeltà"
"Oh davvero, comoda questa diagnosi"
"La fedeltà è importante per te?"
"La Lealtà è importante per me, sai essere leale?"
"Con te...sempre"
"Bene perchè io ti amo panzon"
"Friduccia.."
" Io accetto"
Una piccola paloma e un grosso e brutto rospo.
Con lui condivide a alimenta e cresce nella sua passione per l'arte, per lui piange tanto e lacrime di tradimento e dolore.
Sulle note di Paloma negra, Frida tenta di allontanarsi da Diego nel momento in cui lo scopre a scopare con sua sorella, e davanti lo specchio, con la bottiglia di alcool accanto taglia i suoi lunghi capelli corvini, un disperato tentativo di separazione, un inutile quanto affascinante rito.
Il divorzio, Frida decide di camminare per la sua strada da sola, è storpia. Parte per l'estero con i suoi quadri.
Destinazione l'Europa, Parigi buona ma spocchiosa le da la prima celebrità e le fa venire nostalgia, la fa scoprire dentro.

Torna in Messico lottando con il dolore che avanza, le sue gambe e le dita dei piedi in cancrena,
reincontra Lui:
"Sei venuto per questo? per farmi le condoglianze?"
"Sono venuto a vedere come stavi. Come ti senti?"
"Stanca di sentire questa domanda, per il resto una merda, e tu?
"Io sono venuto qui per chiederti di sposarmi"
"Non ho bisogno di soccorso Diego"
"Io si"
"Mi hanno amputato le dita di un piede, la mia schiena è fuori uso, ho un'infezione ai reni, fumo, bevo, dico parolacce, non posso avere bambini, non ho soldi e devo pagare i conti dell'ospedale, se vuoi posso continuare."
"Praticamente una lettera di raccomandazione...Frida, Frida...ho nostalgia di noi"
"Dicono che non si dovrebbe mai credere a un cane che zoppica o a una donna che piange"
"Si sbagliano"
La sua pittura è aspra e tenera, dura come l'acciaio, delicata come le ali di farfalla che si dipingeva colorate sul suo busto. Gentile come un sorriso e crudele come l'amarezza della vita.
Frida chiama il suo sposo al capezzale del letto, gli dona il suo regalo di nozze d'argento (Frida y Diego)
"Ma mancano ancora due settimane"
"17 giorni..."
Lui in silenzio la stringe, lei allora chiude quei suoi occhi neri.

Questo sarebbe il momento dei bilanci e dei nuovi propositi. LA PERSUASIONE
Mia madre;
"ormai sei grande non puoi portare i capelli ancora come 10 anni fa, ormai sei una signorina, in più sei anche bassa, i capelli troppo lunghi non ti donano, dai retta a me tagliali appena sulle spalle e vedrai che stai meglio, sei una capocciona, prima che mi dai retta tu a me passano i mesi!"
"Ci dormo su mamiuccka!"dico.
Chiamo, non chiamo, chiamo non chiamo,
ok non chiamo mi sono svegliata troppo tardi per perdere un'ora dal parrucchiere, devo portare fuori il cane, devo stirare, devo preparare la valigia e voglio farmi anche una doccia solare prima di partire..
certo però vorrei sistemarmi almeno la frangia, mi sta dentro gli occhi e non ci vedo più, e poi per prendere il sole al mare è scomoda così lunga, facciamo che ci passo a chiedere con il cane, se possono darmi retta...
Scendo ed è chiuso per ferie, riapre il 23.
Oh come mi dispiace(sarcastica), penso sollevata, non posso proprio andare dal parrucchiere!
Passeggiando con Zoltan mi accorgo che la maggior parte dei negozi ormai è chiusa per le vacanze, poi a un certo punto:
toh!
c'è un piccolissimo buco aperto, con una parrucchiera bionda, grassa e bassa dentro, però ha il viso simpatico
(si come no)
Le chiedo se può tagliarmi i capelli, lei mi risponde sorridendo si, ma devo sbrigarmi perchè chiude alle 13 e sono già le 11e30.
Mi sono convinta ok, nonostante il mio risentimento generale verso la categoria dei parrucchieri, nonostante non conoscessi affatto quella donna, mi son detta: fidiamoci, le metto tra le mani i miei capelli, una cosa per me preziosissima, a cui tengo moltissimo.
Torno a casa di fretta e furia per parcheggiare Zoltan, lo bacio e scappo via.
Torno giù e c'è da aspettare un pò, ci sono due signore prima di me, chissà quanto ci vorrà...
L'ATTESA
Mi siedo, scelgo un giornale e comincio a sfogliare annoiata, non ho mai amato troppo le riviste gossip, non c'è altro da fare, forse potrei osservare attentamente le capacità di questa ragazzona,
come tiene le forbici e quanta cura mette nel toccare i capelli, alzo lo sguardo e do un'occhiata furtiva.
In quel momento le cadono i becchetti e le forbici dalle mani, si affretta a raccoglierli e velocemente taglia, taglia, taglia...
tanto che quel "zac zac" inizia ad agitarmi un pò, improvvisamente mi sale la voglia di scappare via, inventare una qualsiasi scusa scema per sparire e non tornare mai più,
come spesso accade, la buona e la cattiva coscienza, battibeccano dentro di me.
Ormai ci sei, non puoi andare via
Scappa finchè sei in tempo o te ne pentirai
Hai ormai preso un impegno, non essere sciocca
Fuggi da questa cicciona dalle unghie lunghe, vuoi dare i tuoi capelli a una così? sei matta? Scappa.
IL DANNO
In men che non si dica arriva il mio turno, ho avuto troppo poco tempo per escogitare il piano di fuga, ho dovuto abbandonare l'intento,anche se l'ombra del pentimento finale la sentivo già incombere su di me.
Shampo, chiudo gli occhi e prego.
Le forbici, minacciose e affilate e poi...
la domanda di rito
(mi da una rabbia!!)
"Come vogliamo farli questi bei capelli?"
(VoglIAMO, ho sentito bene???)
tipica di ogni parrucchiere!
la si fa sempre, è una sorta di passaggio obbigato ma la risposta non ha mai troppo valore,
perchè
il sadismo del parrucchiere
(perchè i parrucchieri per natura sono esseri sadici che godono nell'usare attrezzi affilati sulla tua testa)
è già arrivato a un punto di non ritorno,
la voglia di tagliare gliela scorgi già dal primo istante che metti piede nel loro regno, e non c'è nulla che tu possa dire, nel loro regno son loro che comandano, è così.
Le ho esposto il problema frangia, ma non devo essere stata troppo convincente, già mi era salito quello che io chiamo "istinto di conservazione", quello che ripete dentro di me:
*devi toccarmi il meno possibile*, fa niente se mia madre poi bofonchierà come suo solito dicendo che ogni volta che vado dal parrucchiere, non si vede!
Le chiedo una scalatura visibile davanti, quella si, altrimenti son pesanti,
"ok" dice.
(odio anche queto ok, pura finzione di voler assecondare il cliente...ma come ho detto, a quest'ora la sua vena sadica ha già preso il sopravvento )
Veloce, velocissima, inizia a sforbiciare i miei capelli, di lato, di dietro, ovunque...
sento di nuovo quel zac zac insopportabile, e addolorata scruto ciò che cade dalla mia testa per terra,
capelli, tanti, neri, MIEI!
IL RISULTATO
il risultato è che i capelli adesso mi toccano appena le spalle...
che cosa???
prima mi coprivano i seni, i miei capelli
erano come mi sento, sciolti e ribelli, o con la coda di cavallo alta, o con i ciuccetti morbidi in avanti...
erano nel mio stile un pò"esotico"
adesso invece mi sembro quasi una cinese,
non ho il caschetto ma poco ci manca ...
la coda fa ridere per quanto è minuscola, i ciuccetti sembrano due scopini e se lascio tutto sciolto mi sembra di avere un capoccione :(
la frangia per fortuna è rimasta quasi illesa,
l'ha appena spuntata e basta, dopo che ha visto la mia reazione mista tra la disperazione e la vendetta...grunt!
LASCIATEMI SFOGARE....
Brutta cicciona, non mi vedrai mai più,
credo che non tornerò dal parrucchiere per i prossimi 12 mesi!...ecco.